giovedì 12 gennaio 2012

DO.NOT.PANIC. #2

continua da #1



Arrivato a destinazione scopro con enorme piacere che la persona con la quale mi ero accordato si e' dimenticata di me. Tutto spangato. Ottimo.
Decido allora di andare sul sicuro, e spiego all'autista aspirante suicida che mi deve portare a Kovalam Beach, che come il nome lascia intendere e' una rinomata localita' turistica.
Eccoci quindi di nuovo in strada, e che strada! Non avendo la minima cognizione di dove andare il mio sedicente driver e' costretto a chiedere informazioni ad ogni angolo, e qualche buontempone vedendo un'occidentale fresco fresco decide di consigliarli una specie di scorciatoia. Quel che mi aspetta sono kilometri di mix asfalto|buche|sterrato, a passo d'uomo. Noto con piacere che il signore alla guida comincia ad essere pentito di avermi caricato... Probabilmente credeva fosse un viaggetto facile e strapagato di un turista qualsiasi.
Piccole soddisfazioni.

Dopo una ventina di minuti di sobbalzi (ma con un paesaggio e un profumo splendidi, in mezzo ai palmeti da cocco) finalmente ci immettiamo nella strada che avremmo dovuto fare dall'inizio, quella principale, "scorrevole" e senza buche.
Arrivo a Kovalam. La prima cosa da fare e' trovare una stanza, la stanchezza del viaggio comincia ad essere insostenibile, la temperatura e' sui 28 gradi, il tasso d'umidita' sul 200% (possibile?). Ancora una volta mi affido al mio prezioso nuovo amico, che mi conduce a un wannabe hotel sulla strada, dove verro' spennato. Spero di abbronzarmi il piu' velocemente possibile, la pelle chiara ti trasforma in un albero della cuccagna che tutti vogliono scalare. Comunque il sonno e' troppo, i capogiri non mi danno tregua e quindi, dopo una serrata contrattazione, la minaccia di andarmene, essermene andato e poi tornato, riesco a scendere di misere 200Rs (quasi 4 euri) su 1800Rs. Da notare come un prezzo ragionevole di media sarebbe tra le 500 e le 800Rs. Pazienza. Ah ovviamente avevo precedentemente chiesto di visitare la stanza, che sul listino viene definita Delux (senza la "e" finale, che sia voluto?). Vi assicuro che di Delux non ha niente, ma se non altro il letto sembra buono, ha un ventilatore e un moderatamente funzionante condizionatore (che scopriro' non servire a niente). 
Il tanto agognato riposo arriva, e anche se a causa del viaggio faccio fatica a prendere sonno nonostante sia esausto, una volta addormentato mi faccio 2 ore filate. Che goduria.

Il rumore che viene da fuori e' piuttosto fastidioso, alla fine siamo a meta' giornata e le attivita' fervono, quindi dopo essermi svegliato, lavato viso e denti, esco fuori a procurarmi qualche genere di prima necessita', shampoo, sapone, carta igenica, un paio di ciabatte.
Scendo in spiaggia e mi sembra di tornare indietro di 13 anni. Il faro bianco e rosso e' ancora li, la spiaggia e' fantastica, mi ricordo ogni singolo scoglio. Bello.
Passeggiata sul lungo mare, dove una miriade di negozietti offrono chincaglierie d'ogni genere, ovviamente a prezzi misura occidentale, non vogliono mica darvi l'idea di essere in un paese dove lo stipendio di un impiegato e' 150 dollari. Ci sono anche una moltitudine di ristoranti con terrazza vista mare, e i proprietari vi fermano davanti ad ognuno esponendovi il menu'.
Intanto trovo un internet point, scrivo un po', faccio 2 chiacchere col padrone, che scopro poi essere anche un'affittacamere. Il prezzo che mi propone e' buono diciamo, 1000Rs, chiedo di vedere la camera. terrazza sul mare, niente aria condizionata ma 2 ventilatori, bel letto, pulita. Presa per il giorno dopo.

Con gli orari sfasati a causa del jetlag comincio ad avere fame, quindi dopo un po' di approcci da parte dei PR dei ristoranti scelgo quello piu' simpatico, mi siedo e ordino del Khandali Fish, Plain Chapatti e del Nan.
Il Khandali Fish e' una specie di stufato o spezzatino di pesce, un grosso pesce a giudicare dalla carnosita' dei pezzi, verdure miste e spezie in abbondaza, una vera prelibatezza. L'ideale con le pietanze brodose e' il Chapatti, una specie di piadina a base di farina e acqua, cotta su una piastra. Infine in Nan e' simile al chapati, solo differente farina e differente cottura (in un forno particolare), insaporito poi con del burro. Il tutto accompagnato da una gelatissima bottiglia d'acqua liscia, sigillata. Dopo cotanto banchetto mi avvio un po' rincuorato verso il mio alberghetto, dove mi aspetta una dormita di proporzioni bibliche. Previa doccia.

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